Un ribelle in completo. I am dandy: The Return of The Elegant Gentleman.

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Un ribelle in completo. I am dandy: The Return of The Elegant Gentleman.

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“Deve aspirare ad essere ininterrottamente sublime. Deve vivere e dormire davanti ad uno specchio”. Questo aforisma – tratto da Il mio cuore messo a nudo di Charles Baudelaire – racchiude uno degli imperativi di chi ha fatto della distinzione dalla massa attraverso l’abito, e non solo per mezzo di esso, la propria ragione di vita: il dandy.

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Una figura controversa che a distanza di quasi 150 anni è ritornata in auge. Se però il dandy ottocentesco, si contrapponeva all’utilitarismo e alla società borghese di quegli anni, ora il new dandy è tornato in voga come atteggiamento di rifiuto di quel conformismo peculiare della moda del giorno d’oggi che tende ad omologarci, accompagnato da un desiderio di differenziazione.

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Non solo espressione di un anticonformismo, il dandismo oggi può divenire anche espressione di disobbedienza civile: i Sapeurs congolesi, per esempio, sono seguaci di un movimento che non ruota semplicemente intorno al possesso dei capi firmati. Durante il regime repressivo di Mobutu Sese Seko che vietava di indossare abiti di foggia occidentale, sono nati questi “ribelli” che hanno iniziato ad indossare capi e accessori eleganti e di lusso provenienti dalle migliori boutique europee. La forza di questo movimento, dopo anni di guerre civili e violenze, risiede nel tentativo di dimostrare che chiunque possa diventare quello che vuole. Sono migliaia i congolesi che hanno fatto dell’eleganza la propria religione. Il dandy diviene quindi un “ribelle”, ma vestito con un elegante completo. Da un lato egli guarda con nostalgia il passato, ma dall’altro cerca di stupire, cerca di distinguersi, vive la sua vita comportandosi in base alla sua essenza. Sì, perché il dandismo non si limita all’abbigliamento, è un vero e proprio stile di vita, un modo di essere.

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Il libro I am Dandy. The Return of the Elegant Gentleman documenta questo ritorno al dandismo. Gli autori sono la fotografa Rose Callahan, famosa per il blog The Dandy Protraits, e lo scrittore Nathaniel “Natty” Adams. I due hanno immortalato e descritto 57 dandy contemporanei, attraverso un’analisi a 360 gradi: dai loro accessori, alle abitazioni, agli oggetti che li circondano. Ciò che emerge dalla lettura di questo affascinante libro è una sorta di continuità tra i vari protagonisti, accomunati dalla stessa essenza, ma con caratteristiche provenienze geografiche, culturali e sociali differenti. Troviamo graphic designer, illustratori, stylist, musicisti, commercianti, insegnanti.  Questa diversità sta ad indicare l’indipendenza del movimento dalle risorse economiche.

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Eppure, Callahan e Adams rivelano le crepe in questa facciata. L’elemento sensibile di questi freddi e distaccati gentleman. Essi descrivono i sacrifici che molti dandy devono fare nel perseguire i loro ideali estetici e personali. Mettono a nudo il segreto che alberga in queste figure in apparenza imperturbabili, ciò che li rende umani in quanto desiderosi di raggiungere il loro ideale, a qualsiasi costo.

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Il loro abbigliamento è curato nei minimi dettagli, dal cappello, alle calzature tutto è realizzato a mano. C’è quindi un ritorno alla sartorialità a quel gusto del bello, di capi che si mantengono nel tempo perché attentamente rifiniti. I capi dei dandy sono unici non solo perché realizzati su misura, ma anche per le caratteristiche in linea con la regola fondamentale del dandy che è l’esclusività: quella ricerca costante che mira a stupire.

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Ma non solo. Essi scelgono ogni particolare, dalle stoffe, al modello, creando un look personalizzato. La qualità distintiva degli outfit consiste negli accostamenti che essi selezionano in quanto sono guidati da un’ideale che va al di là di ciò che è esteticamente bello.

Loro sono i veri artefici della loro immagine, si slegano da quei canoni imposti, tipici della moda contemporanea, non hanno timore di apparire “diversi”, anzi fanno di questa diversità la caratteristica che li definisce. Noi, costretti da rigidissimi modelli estetici, che ci vengono dettati dall’alto, veniamo quindi ispirati ed affascinati da questa realtà incentrata sulla libertà di essere di scegliere per se stessi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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