Parlando di artigianato: Lodovica Fusco di COLLANEvrosi si racconta

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Parlando di artigianato: Lodovica Fusco di COLLANEvrosi si racconta

 

COLLANEvrosi: un insolito gioco di parole per un brand 100% handmade in Italy. Fondato nel 2012 dalla giovane creativa triestina Lodovica Fosco, questo marchio di bijoux rappresenta un esempio di come la lavorazione artigianale non implichi un’estetica obsoleta. Le mani di quest’artigiana sanno splasmare materiali poco convezionali,  dando vita a monili ricercati e mai scontati. Noi di Efesti l’abbiamo intervistata per voi: ecco sei risposte a sei domande per scoprire qualcosa in più su questa giovane artigiana e sulla sua idea di artigianato.

 

Collanevrosi

 

  • Dove, quando, perché. Raccontaci i tuoi passi nel mondo dell’artigianato e le motivazioni che ti hanno spinta a lavorare con le mani.

 

La manualità è di famiglia, l’ho ereditata da mio padre che è anche lui un artigiano. Durante i miei studi al DAMS di Trieste, indirizzo teatro, ho cominciato a mettere in pratica la mia manualità, lavorando per tre anni presso una bottega di una donna che lavorava il vetro. Ho avuto modo di misurarmi anche il legno, oltre che aver fatto uno stage nell’ambito del denim, fu in occasione di quest’ultima esperienza che mi venne l’idea di aprire una bottega e cominciare a realizzare delle creazioni soltanto mie.

 

 

  • Qual  è  la  filosofia  della  bottega?  Quali  valori  vorresti  comunicare  attraverso  le  tue creazioni?

 

L’idea che sta dietro le mie creazioni si può riassumere nella volontà di reinterpretare i materiali che utilizzo come la plastica, la pelle, il lattice, il neoprene, attraverso le tecniche antiche che ho appreso dagli artigiani per i quali ho lavorato. Il concetto è di sconvolgere il materiale e creare dei gioielli dal design sofisticato e ricercato, utilizzando solo le mani durante tutto il processo di creazione.

 

 

  • Un luogo,  con le  sue tradizioni e le  sue tipicità, può influenzare la realizzazione di un manufatto. Quanto il luogo dove crei ha influenzato la tua produzione?

 

II luogo influenza tantissimo a mio parere. Quando cominciai ero sola e lavoravo in un piccolo laboratorio,  se quindi escludiamo la mia fantasia avevo pochi elementi da cui prendere spunto per le mie creazioni.

La svolta avvenne quando contattai una fotografa per un lavoro sui miei prodotti: diventai sua collaboratrice e aprimmo un atelier che potesse ospitarci entrambe, ove oggi accogliamo artisti e studenti che non hanno uno spazio dove creare. Abbiamo così creato un luogo dove poter condividere e comunicare idee, grazie alle quali oggi riesco ad avere molti spunti, apprezzando il fatto che, magari, durante il processo di creazione la mia mente venga influenzata dalle idee di un’altra persona tanto da indurmi a cambiare il progetto su cui stavo lavorando.

 

 

  • Essere artigiano negli anni Duemila: cosa hai recuperato? E cosa innovato?

 

Non avendo fatto degli studi specifici del settore, ho cercato di far tesoro delle precedenti esperienze nella lavorazione del vetro, del legno, facendo confluire quanto avevo appreso nei miei lavori. L’innovazione è da ricercarsi soprattutto nei materiali che utilizzo, lo spunto l’ho preso dalla mia esperienza di stage nel denim.

 

 

  • Unicità ad ogni costo: il pezzo unico e le serie limitate sono sinonimo di qualità? Se sì, perché?

 

Più che qualità il pezzo unico racchiude la passione e la ricercatezza di una creazione unica dell’artigiano. Ad esempio, quando lavoravo nel denim ciò che facevo era disegnare il prodotto al computer, ma poi era il laser a creare la forma e per me il processo non era interessante.

Ogni pezzo che realizzo richiede tempo e ricerca. Apprezzo il fatto che durante il processo io non smetta mai di apprendere e di cambiare la mia tecnica di lavorazione di questi materiali.

 

 

  • C’è una parola, un concetto, una metafora in grado di rappresentare la tua attività e le tue opere quanto di racchiuderne il senso?

 

L’ecletticità è ciò che caratterizza di più le mie creazioni. Nelle mie opere cerco di reinterpretare sia ciò che è attorno a me, sia i materiali che utilizzo.

 

 

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Credits photo: COLLANEvrosi 

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