FASHION REVOLUTION WEEK 2017

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Fashion Revolution Week 2017

FASHION REVOLUTION WEEK 2017

FASHION REVOLUTION WEEK 2017

Fashion Revolution Week 2017

In questi giorni, più precisamente dal 24 al 30 aprile 2017, è in corso la Fashion Revolution Week 2017. Vi sarete, infatti, accorti quanta gente sui social networks, con indumenti indossati al contrario e l’hashtag #whomademyclothes, stia chiedendo chi è stato a produrre i suoi vestiti.

Sapete cos’è la Fashion Revolution e da cosa è nata?
Fashion Revolution è un movimento globale senza scopo di lucro con gruppi in oltre 90 paesi di tutto il mondo. Si batte per la riforma sistemica dell’industria della moda, con particolare attenzione alla necessità di una maggiore trasparenza.

Fashion Revolution Week 2017Questo movimento è stato creato nel 2013 da Carry Somers e Orsola de Castro, in risposta al disastro Rana Plaza in Bangladesh. Il 24 Aprile 2013 a Dacca, in Bangladesh, il complesso industriale di Rana Plaza è crollato uccidendo 1129 persone e ferendone in modo grave altre 2500. La struttura conteneva una banca, diversi negozi e una fabbrica di vestiti in cui lavoravano oltre 5000 persone. Sono proprio queste ultime operaie ad aver pagato il prezzo più alto del disastro. I problemi strutturali erano già stati denunciati il giorno prima, quando l’edificio era stato evacuato a causa di evidenti crepe. Il proprietario, Sohel Rana, però, aveva immediatamente dichiarato lo stato di sicurezza dello stabile intimando ai dipendenti di ritornare al lavoro il giorno successivo. Ciò che è accaduto la mattina seguente è tristemente rimasto nella storia.

Il crollo di Rana Plaza ha segnato un punto cruciale per l’industria della moda, mostrando a tutto il mondo quale fosse la condizione in cui sono costretti a vivere e a lavorare gli operai che producono i vestiti che indossiamo.

Da quel giorno ci si pone la domanda: c’è un’alternativa alla Fast Fashion?Fashion Revolution Week 2017

Per Fast Fashion si intende la moda low cost di quelle catene come Zara, H&M, Primark, ecc.. Questi marchi vendono a prezzi molto ridotti perché fanno produrre i propri capi a persone che richiedono un basso costo della manodopera e che non hanno diritti lavorativi. Sono questi ultimi, però, a pagare gran parte del costo dei nostri vestiti, non noi!

Inizialmente la “rivoluzione” interessava soltanto un giorno (il 24 aprile, anniversario della strage), mentre dal 2016 si è pensato ad una operazione della durata di una settimana.

In Italia la campagna è coordinata dalla stilista Marina Spadafora e sostenuta da Altromercato, la maggiore organizzazione del Commercio Equo e Solidale attiva nel nostro Paese, e da Actionaid, organizzazione che lavora in Italia e nel mondo per contrastare le cause di povertà e dell’esclusione sociale.

Martina Spadafora ha dichiarato:
“la Fashion Revolution vuole essere il primo passo per la presa di coscienza di ciò che significa acquistare un capo d’abbigliamento, verso un futuro più etico e sostenibile per l’industria della moda, nel rispetto delle persone e dell’ambiente. Scegliere cosa acquistiamo può creare il mondo che vogliamo: ognuno di noi ha il potere di cambiare le cose per il meglio e ogni momento è buono per iniziare a farlo”.

Fashion Revolution Week 2017

Bisogna credere in un’industria della moda che rispetti le persone, l’ambiente, la creatività e il profitto in eguale misura. Insieme, possiamo usare il potere dell’industria della moda per catalizzare il cambiamento e ridare dignità alla catena di produzione.

Noi di Efesti di sicuro crediamo in ciò e per questo diamo un’alternativa alla Fast Fashion, vendendo abbigliamento, accessori e design per la casa prodotti a mano da sapienti artigiani.

Se vuoi aderire anche tu a questa campagna, pubblica una tua foto sui social mentre indossi un capo d’abbigliamento al contrario e chiedi #chihafattoimieivestiti.

Se sei interessato a questa iniziativa e desideri maggiori informazioni, consulta il sito ufficiale di Fashion Revolution o quello dedicato all’Italia, la loro pagina facebook, instragram e twitter.

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