Efesti consiglia: “ALL THE WORLD’S FUTURE” – La Biennale di Venezia che apre agli artigiani

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Efesti consiglia: “ALL THE WORLD’S FUTURE” – La Biennale di Venezia che apre agli artigiani

“All The World’s Future”, questo il titolo della 56ma Esposizione Internazionale d’Arte inaugurata una settimana fa e aperta al pubblico dal 9 maggio al 22 Novembre 2015, con un mese d’anticipo rispetto agli scorsi anni. Diretta da Okwui Enwezor, presieduta da Paolo Baratta e organizzata dalla Biennale di Venezia che compie 120 anni (1895), la presente edizione si prefigge come obiettivo l’analisi della relazione tra l’arte e gli artisti in quest’epoca in forte crisi, attraversata da gravi fratture e lacerazioni tanto da poterla definire, nonostante i colossali progressi nelle conoscenze e nelle tecnologie, una sorta di “age of anxiety”. Ed è così che il curatore si chiede come afferrare appieno l’inquietudine del nostro tempo e come renderla comprensibile, come esaminarla e come articolarla.

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Per farlo sicuramente non smette di guardare avanti, anche in termini di innovazione delle scelte curatoriali che per la prima volta aprono il sacro tempio dell’arte agli artigiani. Il Padiglione Venezia, infatti, racconterà storie inedite, mettendo in luce l’evoluzione dell’arte del fare ponendola in relazione con la tecnologia. Intitolata “Guardando avanti. L’evoluzione dell’arte del fare. 9 storie dal Veneto: digitale – non solo digitale” la mostra incarnerà una piccola rivoluzione culturale, spingendo a guardare al progresso della tecnica e alla diffusione del digitale non più come a sinonimi di standardizzazione e uniformità, bensì come a nuove opportunità di sviluppo della creatività e della ricerca di forme nuove. È su questa scia che la mostra vuole valorizzare l’incontro tra la tecnologia e il sapere esperienziale, indagando fenomeni recenti che si sono sviluppati nella regione Veneto. Accendere i riflettori sui volti, sui prodotti, sui processi di produzione e sulle storie di alcuni artisti o degli artigiani che firmano il made in Italy, vuole essere “il primo passo di una ricerca alla quale la Biennale intende dedicare parte delle sue energie” dice Baratta.

 

È un punto di svolta, la nascita di una nuova concezione: una sapienza artigianale che non si diversifica dall’arte ma anzi ne diviene il continuo. Il Made in Italy abbraccia così l’arte e ne diviene un tutt’uno sul più importante palcoscenico internazionale dell’esibizione artistica. A sostenere il valore del manufatto italiano e metterlo in mostra in intere rassegne vi sono state grandi istituzioni culturali come il Victoria e Albert Museum di Londra o il New Museum di Manhattan, riflettendo come il saper fare italiano abbia un enorme eco e riscontro nel mondo. Ora è finalmente il turno della Biennale di Venezia, speranza di riscoperta e ulteriore valorizzazione dell’artigianato italiano nei termini dell’arte e della cultura.

 

Efesti, da sempre sostenitore e promotore dell’handmade in Italy fatto ad arte, consiglia questa vetrina internazionale nella quale manifattura e cultura danno espressione del loro legame.

 

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