Parlando di artigianato: Angelo Inglese si racconta

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Parlando di artigianato: Angelo Inglese si racconta

L’attività della Sartoria Inglese ha inizio nel 1955 a Ginosa, uno dei borghi più belli della Puglia. Una storia di passione e tradizione artigianale che si tramanda di generazione in generazione, fino al suo erede contemporaneo: Angelo Inglese.

Efesti ha intervistato in esclusiva proprio Angelo Inglese: sei risposte a sei domande per parlare di artigianato e di se.

• Dove, quando, perché. Raccontaci i tuoi passi nel mondo dell’artigianato e le motivazioni che ti hanno spinto a lavorare con le mani.

La nostra attività nasce nel 1955 fondata da mio padre con i suoi fratelli, e la nonna che confezionava camicie. Tutto è iniziato da parte mia come una missione: far conoscere il prodotto tradizionale fatto a mano, ad un’utenza internazionale. Non la solita conduzione aziendale mirata al solo fatturato, non il solito capannone con macchine industriali, ma il desiderio di creare un prodotto utilizzando esclusivamente macchine per cucire di una volta. Mi ha premiato il coraggio di aver attinto e guardato al passato per andare ben oltre i nostri confini.

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• Qual è la filosofia della bottega? Quali valori vorresti comunicare attraverso le tue creazioni?

La bottega offre l’opportunità unica di utilizzare le mani da cui nasce ogni volta qualcosa di unico, nuovo e quindi creativo. Nel lavoro di bottega si esalta la maestria di mani laboriose e sapienti. Il lavoro artigianale dunque mette l’uomo al centro.

• Un luogo, con le sue tradizioni e le sue tipicità, può influenzare la realizzazione di un manufatto. Quanto il luogo dove produci ha influenzato la tua produzione?

La Puglia è ormai un territorio unico, apprezzato e riscoperto da tutto il mondo. Ginosa è un paesino immerso nel cuore delle gravine. E’ proprio da questi luoghi magici e incontaminati che ho tratto l’ispirazione per le mie creazioni sartoriali. La scelta dei tessuti e della nuance di colori che richiamano quelli del territorio, unite all’arte dell’uncinetto e del ricamo, hanno dato vita ad un prodotto unico e riconosciuto in tutto il mondo.

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• Essere artigiano negli anni Duemila: cosa hai recuperato? E cosa innovato?

Fino a qualche decennio fa questo territorio ha sofferto molto l’influenza della grande industria che ha sradicato via l’arte degli antichi mestieri credendo in un futuro fatto di sole macchine che potessero sostituire il lavoro dell’uomo. Oggi non è più così, c’è un ritorno al passato, rivisto, riapprezzato e soprattutto ricercato dallo stesso mercato economico che ne apprezza l’eccellenza, la tipicità e l’unicità. Il mio contributo è stato solo quello di alzare un velo dal passato e rispolverare ci che già il territorio ci ha offerto per secoli e che avevamo momentaneamente perduto.

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• Unicità ad ogni costo: il pezzo unico e le serie limitate sono sinonimo di qualità? Se sì, perché?

Ogni prodotto artigianale ha un prezzo che non è solo il risultato di componenti di costo e guadagno, ma anche e soprattutto di elementi impalpabili come la passione e la dedizione per il proprio lavoro. L’unicità di un prodotto infatti non può che nascere dal sapersi guardare intorno per interpretare e rielaborare una idea e quindi un’opera d’arte. Questo per noi ha un grande valore. E i nostri clienti lo sanno.

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• C’è una parola, un concetto, una metafora in grado di rappresentare la tua attività e le tue opere quanto di racchiuderne il senso?

Dell’antica tradizione ne abbiamo fatto la nostra fonte di ispirazione: nel ricamo c’è la cultura non scritta del nostro paese, tramandata, c’è il lavoro di tanti, la coscienza di sé e della propria dignità. E’ un lavoro meticoloso, artigianale fatto con amore e passione.

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